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martedì 21 novembre 2017

Più Cronaca -Nuova classificazione Mondiale ideata dal Prof. Salvatore Pidone

INNOVAZIONE SCIENTIFICA MONDIALE
IDEATA DAL PROF. SALVATORE PIDONE

Sta suscitando clamore nel settore scientifico l’idea che ha avuto il prof. Salvatore Pidone per quanto riguarda il suo ambito lavorativo, che lo vede sul campo da diversi lustri.

Si tratta di una rivoluzione che migliora e semplifica quanto già esisteva.
Siamo nel campo delle protesi dentarie e specificamente delle protesi scheletriche, quelle che presentano i ganci in “acciaio”, tanto per far capire ai neofiti.

Questa tipologia protesica era regolamentata da una classificazione fatta dal dott. Kennedy, medico americano, che ha esaminato ben 113.000 bocche prima di arrivare ad elaborare una classificazione che riguarda tutte le possibili casistiche di questo tipo di bocche; il dott. Kennedy pubblicò il risultato dei suoi studi nel lontano 1925.

Da quell’anno la “classificazione di Kennedy”  è stata accettata ed usata in tutto il mondo per quanto riguarda l’individuazione del tipo di arcata dentaria su cui costruire una protesi scheletrica.
Il prof. Salvatore Pidone ha avuto un’intuizione che semplifica, molto, e rende  immediata l’individuazione della tipologia dell’arcata dentaria in esame. Si potrebbe dire ha scoperto “l’uovo di Colombo”

Tutto ciò si può facilmente capire seguendo il filmato, che ampio consenso ha ricevuto quando è stato presentato ad alcuni alunni del quarto e quinto anno dell’istituto per odontotecnici i quali, conoscendo e sperimentando continuamente l’argomento sul campo, hanno verificato l’efficacia della nuova “classificazione di Pidone” al punto che l’argomento è stato frutto di dibattito e confronto per tutta la giornata scolastica.


Gli alunni si sono mostrati entusiasti nei confronti di tale innovazione che tanto semplifica, dal punto di vista della progettazione, il loro lavoro che a questo punto viene facilitato grazie all’idea “geniale” che ha avuto il prof. Pidone.


martedì 31 ottobre 2017

Più Cronaca - Istituto Prealpi alla conferenza: "La protesi totale secondo la scuola del dott. Gerber"



Si è svolta a Varese, presso la sede della CNA in via Bonini 1, una serata dedicata ad una tematica protesica che riguarda parecchi pazienti, sia in Italia che nel mondo intero.

L’Istituto Prealpi, grazie alla convenzione firmata con la stessa CNA, ha avuto la possibilità di partecipare alla conferenza riservata ai professionisti del settore (odontotecnici ed odontoiatri ).
Una rappresentanza degli studenti del corso di odontotecnica, accompagnati dal vice preside prof. Salvatore Pidone, ha potuto fare tesoro della relazione, ricca di immagini proiettate sullo schermo della sala convegni della struttura, che il sig. Ivano Bortolini ha brillantemente spiegato.
Con parole semplici ma adeguate è riuscito inoltre a rendere accessibile anche ai ragazzi del Prealpi i segreti e le regole per ottenere risultati adeguati ad ogni caso clinico che richiede questa tipologia di soluzione protesica.

L’argomento della serata è stato “La protesi totale secondo la scuola del dott. Gerber”. A beneficio dei nostri lettori bisogna dire che il dott. Gerber è stato uno dei “padri fondatori” del mondo della protesi totale, settore in cui si è distinto, a livello storico e mondiale, per delle innovazioni relative al modo di montare i denti in protesi al punto che ancora adesso le sue teorie trovano valido riscontro.

Al termine della serata tutta la sala conferenze della sede della CNA, che era gremita in ogni posto disponibile, ha sentitamente ringraziato il relatore sig. Bortolini, tributandogli un sentito applauso.

Il prof. Pidone, attraverso questo giornale, vuole ringraziare la CNA di Varese, nelle persone del presidente sig. Luca Mambretti e del sig. Simone Angeri, della possibilità che hanno voluto offrire agli studenti dell’Istituto Prealpi di avere un aggiornamento professionale continuo e, cosa non secondaria, senza alcun costo aggiuntivo per le famiglie degli alunni.


giovedì 19 ottobre 2017

Più Cronaca - Iniziativa "Poetica" dall'Istituto Prealpi




Il Vicepreside Prof. Salvatore Pidone in questa intervista ci illustra la nuova iniziativa promossa dall'Istituto Prealpi di Saronno.




sabato 14 ottobre 2017

Più Cronaca -Salvatore Pidone (Istituto Prealpi) per "UN CASCO PER LA VITA"



Vedremo oggi una interessante intervista al prof.
Salvatore Pidone, vice preside dell’Istituto Prealpi che ci spiegherà le novità della collaborazione con un’associazione, senza scopo di lucro, che
ha sede in Sicilia e precisamente nelle città di Alcamo e Castellammare del Golfo, in
provincia di Trapani.

Questa associazione ha creato una pagina fb il cui indirizzo è: #selfiemetticilatesta "UN
CASCO PER LA VITA"

anni.

lunedì 9 ottobre 2017

Più Cronaca - L’Istituto Prealpi arriva in Sicilia





Siamo contenti, oltre che orgogliosi, di informare i nostri lettori di una notizia che rivoluziona il concetto di “fare scuola”.

L’Istituto Prealpi, grazie ad una laboriosa e pressante opera portata avanti dal prof. Salvatore Pidone, vice preside dell’Istituto, e con la piena approvazione del preside prof. Franco Marano, oltre che con il pieno appoggio dell’Amministratore Unico, prof. Paolo Strano, ha realizzato una collaborazione con un’associazione, senza scopo di lucro, che ha sede in Sicilia e precisamente nelle città di Alcamo e Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani. 
Questa associazione ha creato una pagina fb il cui indirizzo è: #selfiemetticilatesta” UN CASCO PER LA VITA” .
                                                                                              
Questa pagina ha creato un contest  in cui tutti i ragazzi, adulti e persone di ogni età  possono mandare una propria foto, con il relativo nome, e sarà pubblicata sulla pagina stessa.   L’Istituto Prealpi, tramite il prof. Salvatore Pidone collabora a questa campagna di sensibilizzazione che, partita dalla Sicilia, adesso, in un lungo viaggio immaginario e coinvolgente, è arrivata in Lombardia, nella città di Saronno, sede dell’Istituto da oltre 40 anni. 

L’unico scopo di questo contest è quello di sensibilizzare tutti i motociclisti di ogni tipo ed in ogni luogo all’utilizzo del casco, ESCLUSIVAMENTE omologato! Il casco ti salva la vita, come cita il nome della pagina fb e tanti morti in incidenti stradali, purtroppo, sono da addebitare al mancato utilizzo di questo strumento che tante vite potrebbe salvare se usato al meglio.



L’Amministratore della pagina sig. Giuseppe Senia, uomo che ha scelto di dedicare tutto il suo tempo libero all’aiuto dei più bisognosi, ha chiesto al prof. Pidone di assumere la funzione di testimonial del contest insieme alla famosa cantante, vincitrice di un festival di Sanremo, Tiziana Rivale.

Grande è stata l’emozione da parte del prof. Pidone che prontamente ha accettato con molto onore la richiesta fatta dal sig. Senia.

Il prof. Pidone, in seguito a quest’assunzione di responsabilità civica ci fa pervenire un messaggio rivolto a tutti quelli che usano la moto, un messaggio sintetico ma che dice tante cose: “ Se usate la moto mettete la testa nel casco, usate la testa e riportatela a casa; il casco vi aiuta e non fa piangere gli altri!



S.P.


giovedì 5 ottobre 2017

Più Cronaca - Da studenti a giornalisti il passo è breve


Sotto la guida del Prof. Pidone, i ragazzi delle classi 4° e 5° Odontotecnico dell'Istituto Prealpi danno il via ad un progetto che prevede la pubblicazione di articoli all'interno di un "giornalino scolastico" che spazieranno da argomenti di settore fino ad argomenti di cultura generale. 
La pubblicazione avrà cadenza settimanale. 
A seguire il primo articolo scritto dai ragazzi della V IPO. 
Ringraziamo il Prof. Pidone e l'Istituto per la possibilità che ci danno di pubblicarli.
Buona lettura
L'immagine può contenere: sMS

domenica 1 ottobre 2017

Più Cronaca - Video- L’Istituto Prealpi alla ribalta nazionale




Come anticipato nei giorni scorsi ora vedremo il video realizzato da alcuni studenti dell'Istituto riguardante l’incontro tra la Dirigenza dell’Istituto Prealpi di Saronno e il Direttore Generale dell’Asst Rhodense  che porterà gli studenti dell’istituto per odontotecnici e, a partire dal prossimo anno scolastico, quelli del liceo scientifico ad indirizzo biomedico, a svolgere l’alternanza scuola-lavoro presso le due strutture ospedaliere che fanno capo all’Asst.






Realizzazione e montaggio allievi dell'Istituto Prealpi

giovedì 28 settembre 2017

Più Cronaca - L’Istituto Prealpi alla ribalta nazionale


Si è svolto, stamane, l’incontro tra la Dirigenza dell’Istituto Prealpi di Saronno e il Direttore Generale dell’Asst Rhodense.
A rappresentare la scuola vi erano l’Amministratore Unico, dott. Paolo Strano ed il preside, prof. Franco Marano mentre come rappresentante dell’Asst era presente la dott.ssa Ida Ramponi.

L’incontro è stato l’occasione per ratificare una convenzione tra l’Istituto e l’Asst, risultato che si è raggiunto dopo lunghe trattative e continui contatti e chiarimenti tra i due enti che sono iniziati la scorsa primavera.  Va dato atto al preside ed alla sua insistenza e fiducia nel progetto, il raggiungimento di questo risultato che porterà gli studenti dell’istituto per odontotecnici e, a partire dal prossimo anno scolastico, quelli del liceo scientifico ad indirizzo biomedico, a svolgere l’alternanza scuola-lavoro presso le due strutture ospedaliere che fanno capo all’Asst.

Bisogna sottolineare che il nuovo liceo biomedico, che è una novità didattica assoluta sul territorio a nord di Milano, presenta un piano di offerta formativa di sicuro interesse per quanto riguarda i piani di studio ma soprattutto in una futura ottica lavorativa.

La dott.ssa Ida Ramponi Direttore Generale dell’Asst, durante l’incontro che si è svolto alla presenza di una folta rappresentanza di studenti dell’Istituto, si è detta “onorata” di ratificare questa convenzione con la scuola perché, lei stessa, crede molto in questa attività collaterale e complementare che arricchisce, ulteriormente, il bagaglio culturale e professionale degli studenti.  A questo punto, in maniera veramente spontanea, è partito un lungo applauso da parte di tutti i presenti, studenti, insegnanti, dirigenza e direttore generale e si è veramente sentito, forse per la prima volta, una comunione d’intenti tra scuola e mondo del lavoro.

Come ultimo punto è stato pianificato il periodo di alternanza scuola-lavoro tra studenti dell’istituto per odontotecnici e gli ospedali di Garbagnate Milanese e Rho che vedrà la sua realizzazione nel mese di febbraio p.v.

Con un ulteriore applauso di ringraziamento da parte di tutta la platea dei presenti nei confronti della dott.ssa Ida Ramponi l’incontro si è concluso con le ultime parole pronunciate dal direttore generale dell’Asst che si è detta sorpresa favorevolmente dall’attenzione attiva mostrata da parte degli alunni presenti.


S.P.

Nei prossimi giorni pubblicheremo il video realizzato da uno degli studenti dell'Istituto Prealpi 

giovedì 21 settembre 2017

Più Cronaca - Istituto Prealpi e Cna di Varese firmano protocollo d'intesa



Il 14 settembre 2017 presso l’Istituto Prealpi di Saronno si è tenuto l’incontro tra i vertici della CNA di Varese e la Dirigenza dell’Istituto.

La riunione che si è svolta presso l’aula magna della scuola ha coinvolto l’Amministratore Unico prof. Paolo Strano, il preside prof. Franco Marano, il vice preside nonché responsabile dell’Istituto Odontotecnico prof. Salvatore Pidone e l’insegnante di esercitazioni pratiche di laboratorio, prof. Giancarlo Loprete.

Per quanto riguarda la CNA (Confederazione Nazionale Artigiani) era presente il presidente provinciale Luca Mambretti, titolare di un laboratorio odontotecnico di riconosciuta eccellenza, presso Malnate, oltre ad essere Docente a contratto presso l’Università dell’Insubria nella facoltà di Odontoiatria; erano presenti anche la dott.ssa Balzan, il dott. Bernasconi ed il presidente del comparto odontotecnici della provincia di Varese Simone Angeri.

Questo incontro è stato l’occasione per ratificare la convenzione tra Istituto Prealpi e CNA che attraverso i propri associati offre agli studenti la possibilità di svolgere periodi di alternanza scuola-lavoro presso i migliori laboratori di Varese e provincia.

All’incontro erano presenti alcuni studenti dell’Istituto che hanno appreso con sorpresa 
e
soddisfazione quanto stipulato, tant’è che quando hanno realizzato la grossa opportunità, 
che un lungo lavoro di trattativa e relazione tra la scuola e l’Associazione ha reso possibile, si sono prodotti in un lungo applauso.



Questa convenzione darà la possibilità agli studenti dell’Istituto Prealpi, prima scuola paritaria della Lombardia, di potere svolgere dei corsi specialistici presso laboratori di riconosciuta e consolidata eccellenza, dove troveranno macchinari professionali all’avanguardia come il CAD-CAM, lo scanner intraorale, la saldatura al laser e la tecnica di individuazione del colore per quanto riguarda i denti in porcellana.

A giorni i responsabili delle due strutture organizzeranno un calendario di corsi che gli alunni potranno seguire presso alcuni laboratori associati alla CNA.
Particolare da non sottovalutare e che ha trovato, subito, una grande soddisfazione da parte degli studenti presenti all’incontro, è che tutti i corsi che gli alunni del Prealpi seguiranno, grazie alla convenzione stipulata, saranno gratuiti e non graveranno sul bilancio familiare dei corsisti.

Ricordando la vocazione di questo Istituto, che grazie ad una gamma interessante di professionalità, permette di costruire anche un rapporto vantaggioso con le imprese del territorio, l'Amministratore Unico, professor Paolo Strano, sottolinea: “In una scuola come la nostra, che ha diversi indirizzi professionali, l’alternanza scuola-lavoro non è una novità, ma una prassi che con la “buona scuola” diventa un’ulteriore opportunità, per rendere sempre più concrete e tangibili parole come professione, lavoro, competenze”.

S.P.

Più Cronaca - Proseguono i successi del Professore saronnese Salvatore Pidone








Ѐ con grande soddisfazione che questo giornale informa i suoi lettori dei successi che il prof. Salvatore
Pidone continua a riscuotere nel suo “nuovo” percorso in ambito letterario.

Eravamo rimasti alla sua partecipazione al festival “Sanremo Doc” dello scorso mese di febbraio che tanta gioia ha dato agli ascoltatori con la canzone Angeli, interpretata magistralmente dalla sua cantante preferita, nonché amica fin da tempi non sospetti, Marysen, che da subito ha catturato l’attenzione con una voce veramente portentosa ed un’interpretazione veramente toccante.

Appena conclusa l’esperienza sanremese il nostro Salvatore Pidone ha ricevuto la bella sorpresa di aver ottenuto la menzione al merito presso il prestigioso Concorso Letterario Internazionale “AWARDS HOLMES” . Subito dopo gli organizzatori del Concorso Letterario “Artisti per PEPPINO IMPASTATO” ha comunicato al prof. Pidone che il suo romanzo “La Seconda Morte Del Prete” che già era stato premiato all’HOLMES ha avuto il riconoscimento unanime della giuria che ha voluto assegnare al romanzo la MENZIONE D’ONORE.

Salvatore Pidone nello stesso Concorso ha ottenuto inoltre il Primo Posto Assoluto per la sezione poesia con una lirica dal titolo “SALVACI”.

Ѐ superfluo riportare la gioia che ha avuto l’autore nel ricevere queste notizie, belle, quanto insperate perché, afferma il prof. Pidone "il romanzo La Seconda Morte Del Prete ha partecipato a due concorsi letterari e in entrambi i concorsi ho ricevuto dei riconoscimenti di sicuro valore se poi a tutto ciò si aggiunge l’enorme soddisfazione di aver ricevuto il primo premio nella sezione poesia, allora la soddisfazione - assicura l’autore- diventa gioia molto ma molto grande".

Questo giornale ha chiesto al sig. Pidone la possibilità di poter pubblicare la poesia e l’autore, senza pensarci due volte, ha dato l’autorizzazione con la speranza che, la stessa, possa incontrare il consenso dei lettori.

Con i dovuti ringraziamenti a Salvatore Pidone questo giornale si augura di poter offrire ai suoi lettori altre notizie che portano alla ribalta il nostro autore.

S.P.




SALVACI
CON TUTTO  IL FIATO TI HO CHIAMATO
MA DIMMI PERCHЀ TE NE SEI ANDATO
ORA TU DIMMI PERCHЀ SEI VOLATO VIA
DI TE HA BISOGNO L’ANIMA MIA
DOVE TU SEI DAMMI IL TUO DITO
DETTAMI ADESSO IL TUO SPARTITO.
FATTI VEDERE NON SOLO DI SERA
SPORCO DI FUORI MA DENTRO DI CERA
FATTI SENTIRE DALL’UOMO CHE SPERA
NELLA MIA CASA TUTTA L’ARIA Ѐ NERA
SEI TRA LA GENTE IN MEZZO AI BARBONI
ADESSO TI VEDO SEI DAVANTI AI PORTONI.
ANGELO MIO RISPONDIMI ADESSO
ORA IL MIO CUORE HA IL LIBERO ACCESSO
VEDO IL CORAGGIO CHE TI SEI CARICATO
IN QUESTO MONDO CATTIVO E MALATO
SEI LA SPERANZA DEI TUOI FIGLI SPERDUTI
DACCI IL TUO AMORE E RENDICI MUTI.
STELLA POLARE DELLA MIA VITA
STRINGIMI FORTE CON LE TUE DITA
QUANTI BAMBINI TI CORRONO INTORNO
DOVE SEI TU Ѐ SEMPRE UN BEL GIORNO
DAMMI LA MANO E FAMMI PARTIRE
DAMMI LA STRADA E FATTI SENTIRE.
ANGELO MIO ADESSO TI SENTO
DI SEGUIRTI AFFATTO MI PENTO
HAI RIEMPITO TUTTO IL MIO CUORE
BUTTO LE SCARPE E VOLO CON L’AMORE
STARE AL TUO FIANCO Ѐ SEMPRE UNA GIOIA
SALVA QUESTO MONDO PRIMA CHE MUOIA.
      Salvatore  Pidone

lunedì 31 luglio 2017

Più Politica - Rivoluzioniamo l’idea di cittadinanza: Il servizio garantisce la cittadinanza





 Rivoluzioniamo l’idea di cittadinanza:
«Il servizio garantisce la cittadinanza»


L’uguaglianza dei diritti politici e civili tra individui è un’invenzione moderna della quale Ius sanguinis e Ius soli sono facce della stessa medaglia.

“Cittadinanza” è la civitas latina, da civis[1], “cittadino”, ma semanticamente comprensibile a noi solo se sondata nella sua radice indoeuropea *ḱey-, che indica i verbi “sdraiarsi”, “stabilirsi”. Possedere la cittadinanza era dunque, in origine, sinonimo di legame territoriale e fisico. La giurisprudenza ne fece il simbolo dell’unione solidale tra i singoli e il loro costituirsi in un corpo concreto con obblighi e diritti ben definiti. Un valore pregiato, che, per definizione, non appartiene allo straniero se non come dono, concesso per gradi, oculatamente e per merito.
Nelle nostre forme statuali antiche, l’estensione dei diritti politici e/o civili a una qualsiasi entità prevedeva che essa stessa sostenesse l’onere della prova della bontà di tale operazione. L’acquisizione della cittadinanza da parte di un individuo, comunità, città o provincia imponeva un’azione giurisprudenziale (e dunque sacra) il cui peso gravava su chi aveva il potere di eseguirla, ossia sul governo stesso dei cittadini, il cui dovere era, innanzitutto, la difesa dello status quo ante. Era inoltre consueto, come ad esempio nella Roma repubblicana, che la cittadinanza si esprimesse a livelli diversi, corrispondenti ad altrettanti diritti, e che solo tramite il completamento di un intero percorso si arrivasse alla civitas optimo iure, ossia alla piena cittadinanza; allo stesso modo, le pene conseguenti a reati erano adattate alla posizione giuridica del cittadino[2].
Ai nostri giorni, la cittadinanza italiana è intesa come il possesso in pienezza dei diritti civili e politici espressi dalla “Repubblica Italiana” dal 1946. Fatte salve alcune particolarità, ormai quasi obsolete per questioni storiche, la cittadinanza si può ottenere soddisfacendo alcune condizioni, che qui appuntiamo: 1) secondo lo ius sanguinisossia automaticamente, per il diritto proveniente da un legame parentale diretto, ovvero nascendo o essendo riconosciuti o adottati da almeno un genitore già in possesso della cittadinanza; 2) per elezione: nascendo nel territorio italiano e risiedendovi ininterrottamente fino ai 18 anni; 3) per naturalizzazione, dopo un periodo variabili tra i 3 e i 10 anni di residenza legale, a secondo e in presenza di specifiche situazioni; 4) per matrimonio con un cittadino italiano, sempre in presenza di determinati termini. Fino al 1° gennaio 2005, era inoltre possibile chiedere la cittadinanza italiana dopo aver prestato il servizio militare o civile: la sospensione dell’obbligatorietà di questi ha comportato il venir meno di questa opzione[3] peraltro, a differenza che in altri stati europei, sempre poco sfruttata in Italia. Per esempio il padre di Emil Zolà e, venendo ai giorni nostri, il padre dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy ottennero la cittadinanza francese grazie al servizio nella Légion étrangère.
Ad oggi, ognuno degli itinera esistenti per l’ottenimento della cittadinanza cela mancanze dal punto di vista ideale.
La nascita da genitori italiani, che è ancora la situazione più normale e comune, permette di acquisire 
quasi totalmente i diritti civili e politici a 18 anni e, totalmente, al compimento dei 40[4]; nondimeno, 
lo ius sanguinis non soppesa il contributo fornito allo Stato (o alla comunità locale) dal singolo cittadino, i cui diritti sono completamente identici a quelli di ogni altro cittadino di pari età. Pertanto questo meccanismo ignora, per esempio, il carico di condanne per reati (con eccezioni riguardanti solo quelli molto gravi), e prevede limitazioni solo a quella minoranza che è soggetta a misure di prevenzione, detenzione, libertà vigilata, di divieto di soggiorno o per la quale è stata stabilità l’interdizione, spesso temporanea, dai pubblici uffici. De facto, la cittadinanza (e il diritto di voto) permane anche per la maggior parte dei detenuti; e, in sostanza, il cittadino che si impegna per la propria comunità, lavorando oltre che per sé stesso e la propria famiglia, anche in attività di volontariato, di politica, di cultura, ha gli stessi diritti di chi non ha mai svolto alcuna di queste azioni, o – peggio ancora – di chi ha provocato danni ad altri o al patrimonio pubblico.
Per analogia, il sistema attuale non richiede a chi ha acquisito la cittadinanza per elezione, 
naturalizzazione matrimonio, di essere tenuto a espletare alcun servizio, fosse esso per la comunità 
in cui risiede o per lo Stato. 
In altre parole, qualsiasi sia la ragione di ottenimento, la cittadinanza italiana si conferisce sempre in modo automatico e passivo, ovvero per nascita o tramite l’attesa dello scadere di un certo lasso di tempo.
Tale questione etica mette in luce come il dibattito circa il mantenimento dello ius sanguinis o l’introduzione di uno ius soli sia per noi di Domà Nunch, un dato superabile e superato. La differenza tra le due soluzioni, e tutte le loro possibili interpolazioni, si riduce, eventualmente, a quanto si dovrebbe ridurre o allargare le maglie per la concessione di questa forma di “cittadinanza passiva”, preceduta da nessuna azione buona e concreta. Se lo ius sanguinis poteva essere adatto a quelle forme statuali ottocentesche, di transizione tra comunità “tradizionali” fondate su valori medievali e le “nazioni” moderne, esso nacque come semplice fotografia della consuetudine, ossia del passaggio ereditario di diritti tra persone della stessa etnia o popolazione. Tanto quanto lo ius soli, che rende cittadino qualsiasi essere umano solo per essere stato partorito in un dato territorio, questo approccio non riesce più efficace e logico in contesti geopolitici aperti, come lo sono (volenti o nolenti) la maggioranza degli stati europei occidentali di oggi, resi privi di valori, confini e sovranità. Fatta questa considerazione, i sostenitori dello ius soli, scelgono questa opzione non tanto poiché vi vedano un qualche fondamento logico o un fatto giuridico sinceramente condivisibile, ma perché rappresenta, tra i due diritti, quello più incondizionato e simile all’ideologia globalista e anti-identitaria che professano.
Sia lo ius sanguinis che lo ius soli sono invenzioni del XIX secolo. Essi non hanno, se non nell’uso di locuzioni latine, nessuna relazione con forme di diritto tradizionale antecedenti la modernità. In ultima analisi, entrambi gli ius condividono la stessa logica di natura egalitaria che si ritrova nella “Costituzione” del ’46[5] e nella coeva invenzione dell’O.N.U., organizzazione voluta, pro domo eorum, da USA e Regno Unito per il governo del mondo post-bellico, dei “Diritti dell’Uomo”[6]; una filosofia, o meglio, un’ideologia idolatra, una “religione laica” auto-fondante e auto-fondata sulla sua stessa caratteristica di presunta universalità e inviolabilità. Si trattò di un operazione grandiosa, tesa a rendere gli uomini uguali (annullando quindi ogni differenza e valore tra individui, comunità, etnie, popoli e razze) in cambio di vaghi diritti proclamati “naturali” e metafisici - guarda caso - per lo più coincidenti ai valori condivisi dalle tre grandi religioni monoteiste e creazioniste. Per ragioni come queste, la cittadinanza moderna è un gigante dalle gambe di carta, poiché si basa su formule di linguaggio persuasivo, non sostanziate da un dato vero e mancanti di una giustificazione di ordine sacro.
È dunque giusto partecipare a questa ennesima divisione tra tifoserie e sostenere il mantenimento 
dello ius sanguinis o l’introduzione dello ius soli puro? Noi econazionalisti crediamo fermamente di no. 
Noi crediamo che se una forma di cittadinanza debba esistere, essa debba essere un valore; e che essa debba essere guadagnata tramite l’impegno e l’amore per la propria Patria. Cosa garantisce che questo sforzo si realizzi coscientemente?
Il servizio.
Si è sostenuto che, sotto Tiberio, un immigrato potesse divenire cittadino se avesse servito per sei anni le Cohortes Vigilum, il corpo che di vigilanza notturna e protezione degli incendi; che Claudio avesse concesso il privilegio a chi avesse armato una nave carica di grano da trasportarsi a Roma; che Nerone desse la cittadinanza a chi avesse portato decoro nell’Urbe costruendovi una casa; che Traiano considerasse romani quegli stranieri che avessero costruito un mulino e vi macinassero ogni giorno almeno cento moggi di frumento. Lasciamo agli storici di professione verificare quanto precise siano queste testimonianze; di sicuro, l’ottenimento della cittadinanza succedeva ad un atto gratuito che avvantaggiasse la Res Publica.
Allo stesso modo, noi di Domà Nunch, vogliamo che il percorso che porti il singolo al traguardo della piena cittadinanza sia contraddistinto dal dedicare il proprio tempo, fatica e intelletto alla cosa pubblica. Questo servizio, per esempio, potrebbe essere quello svolto al compimento del 18° anno d’età, anche indistintamente tra maschi e femmine, lavorando per un periodo pre-determinato nell'organizzazione militare o civile, così come del resto si faceva fino a poco più di un decennio orsono.
Dopotutto in Italia, come nella stragrande maggioranza degli stati, prima della maggiore età, il cittadino possiede già in potenza i propri diritti politici (ancora una volta, deve solo attendere), mentre può iniziare a utilizzare quelli civili. Tutto ciò è concesso senza alcun obbligo (a parte quello di frequenza scolastica, la cui diserzione comunque non preclude l’accesso al voto in futuro!). Il minorenne dovrebbe invece essere considerato all’interno di un istituto di diritto precedente a quello del completo cittadino; solo col passaggio alla maggiore età, simboleggiato dal servizio pubblico cui si sottoporrebbe, lascerebbe questo status; allo stesso modo, l’ospite straniero, qualora abbia avuto accesso legalmente al territorio statale, potrebbe, date alcune condizioni, avere la possibilità di svolgere tale servizio, e, al suo termine, chiedere la piena cittadinanza.
Un percorso come quello accennato, si potrebbe ricalcare con altre modalità e adattamenti per i coniugi stranieri, per i naturalizzandi, per i figli o nipoti di italiani emigrati che decidano di rientrare in Patria. Tali processi agirebbero in modo molto più sottile di quello che apparentemente sembra solo un pegno da pagare: gli effetti generali supererebbero la dimostrazione da parte dell’individuo della propria volontà e disponibilità a donare il proprio tempo per un premio meritato; il sistema, così come succedeva in età romana repubblicana, rivoluzionerebbe la rigida contrapposizione tra “cittadino” e “straniero” dando senso a nuove posizioni intermedie fondate sul significato valoriale dell’assimilazione del nuovo arrivato (sia esso tale anagraficamente o etnicamente), il cui epilogo può essere la piena cittadinanza. Essa diviene quindi elemento di giudizio, positivo o negativo, da parte della comunità (locale, regionale, statale) nei confronti del singolo. Inoltre, automaticamente, l’esistenza di istituti di cittadinanza così articolati e sfumati, necessiterebbe la produzione di regole precise: stabilire chi appartenga o meno alla comunità non può prescindere da una disciplina che normi l’accesso e i valori interni alla comunità stessa.
Da queste idee, a cascata, ne verrebbero indicazioni sulla gestione di casi particolari: per esempio, se un padre lavoratore diciottenne, dimostrasse la validità della propria azione quotidiana in seno alla famiglia e al paese dove risiede, potrebbe vedere equiparato questo impegno al servizio civile; oppure un infermo, dotato di capacità intellettive o tecniche tali da conferire prestigio con i propri lavori, potrebbe avere lo stesso merito di chi invece ha avuto la possibilità di agire fisicamente sul campo.
Un tale concetto di cittadinanza dovrebbe avere radici dalla comunità locale e quindi evolversi fino ad essere riconosciuto dallo stato, una volta completatosi appieno. Un esempio attuale di questa pratica ci viene dalla Svizzera, dove la cittadinanza si articola in tre livelli, l’uno esistente solo in conseguenza del precedente: la cittadinanza del Comune, del Cantone e della Confederazione. Le comunità locali registrano separatamente le persone che attengono al Comune, ossia che sono cittadini per diritto di sangue[7], da quelle che solo vi abitano e che quindi sono cittadini giunti in paese da un luogo altro; è possibile, in casi particolari, che uno svizzero sia cittadino contemporaneamente in più di un Comune. Il modello elvetico prevede inoltre ed esplicitamente (a differenza di quanto accade in Italia) che un naturalizzato dimostri, sottoponendosi a un colloquio con i rappresentanti della comunità locale, di essersi integrato con la vita in Svizzera, abbia familiarità con le abitudini, i costumi e le tradizioni, sia conforme alla legge e non costituisca pericolo per la sicurezza della Confederazione. Da ultimo - e qui si chiude il cerchio - tutti i cittadini maschi sono obbligati ad eseguire il servizio militare, che è svolto su base periodica fino ai 30 o ai 50 anni, in dipendenza del grado ottenuto.
Il confronto con l’Italia, dove vige la “cittadinanza passiva”, non regge. Ma la Svizzera non è l’unico stato europeo dove la pienezza di diritti va sudata: in Danimarca, dove la cittadinanza si ottiene superando un test, circa il 70% degli applicanti fallisce: Inger Stojberg, ministro all’Immigrazione, Integrazione e Casa, dichiarò nel 2016 che essere danesi è qualcosa di «davvero speciale» e che «la cittadinanza è qualcosa che va guadagnato»[8].
Curiosamente, una proposta di offrire agli immigrati la cittadinanza in cambio del servizio militare venne riportata dai quotidiani nel 2013[9], dall’allora Ministro alla Difesa del Governo Monti. L’idea trovò sostegno dalla sinistra e opposizione netta da parte della Lega Nord. Noi abbiamo spiegato come l’idea possa avere un suo fondamento, ma solo se inserita in un modello rivoluzionario nel quale la cittadinanza smette di essere un privilegio e torna ad essere un onore.



[1] ll diritto romano, almeno a partire dal III-II secolo a.C., distingueva tra cives, da un parte e hostes e peregrini dall'altra. Una distinzione capitale nel disegno politico della civitas: solo i cives[8] fruiscono di specifiche posizioni di vantaggio, possono contrarre iustae nuptiae ed avere lo ius commercii; solo ad essi compete lo ius suffragii, ovvero l'insieme dei diritti politici.
[2] È emblematico il caso di Paolo di Tarso che, durante i suoi viaggi, si annunciava come cittadino romano per non intercorrere in problemi con la giustizia locale; nel secondo processo a suo carico eseguito dai Giudei, egli si appellò direttamente al giudizio dell'imperatore, suo diritto in quanto cittadino romano.
[3] [http://www.esteri.it/mae/it/italiani_nel_mondo/serviziconsolari/serviziomilitare.html]
[4] Si deve infatti attendere i 25 anni per esprimere il voto attivo al Senato della Repubblica, e 40 per quello
passivo.
[5] Art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
[6] Art. 1: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.
[7] Il passaporto svizzero non riporta il luogo di nascita, ma il luogo di attinenza. Questo dato è significativo del fatto che per molti svizzeri il paese di nascita sia considerato un dato accidentale, in subordine al luogo dove sono spiritualmente conservate le radici famigliari, il più delle volte quelle paterne.
[8] [http://www.ilpost.it/2016/07/08/danimarca-test-cittadinanza/]
[9] La Stampa, Mauro: “Cittadinanza italiana in cambio del servizio militare”, 28/12/2013.


Articolo redatto da Domà Nunch
http://www.domanunch.org/

mercoledì 8 febbraio 2017

Più Cronaca - Angeli di Salvatore Pidone a Sanremo doc


Un 2017 iniziato alla grande per Salvatore Pidone, insegnante dell'Istituto Prealpi a Saronno, compositore e scrittore che sarà protagonista di due eventi di importanza nazionale: Sanremo doc e la premiazione del suo romanzo “La seconda morte del prete”.

Come questo giornale aveva anticipato, Salvatore Pidone sarà infatti uno dei protagonisti della manifestazione Sanremese, con l'interpretazione canora della cantante Marysen, a Sanremo doc della canzone da lui composta: Angeli. Sarà inoltre ospite d’onore nelle serata in cui si svolge la manifestazione canora ( 7 – 11 febbraio) alla quale sarà possibile assistere sintonizzandosi sul canale televisivo OK ITALIA 163, 170 del digitale terrestre oppure sulla piattaforma SKY canale 830.  

Un appuntamento da non perdere è anche quello del 10 febbraio alle h.18.00 quando vi sarà la diretta nazionale televisiva dal Teatro Palafiori di Sanremo. In questa circostanza l’esibizione dell’artista Marysen sarà accompagnata dalla grande arte di Fatmir Mura con il suo Sand Art.

Vediamo ora insieme l'intervista che ci è stata rilasciata da Salvatore Pidone in esclusiva per il nostro giornale sulle sue aspettattive Sanremesi.



 
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